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venerdì 27 novembre 2009

I gotta feeling!!!

Non voglio scrivere grandi cose....ma a volte l'inventiva di una persona può dare tanti insegnamenti!!! Un pazzo in una università del Quebec s'inventa una cosa del genere.....



Cosa ne deducete voi?? Io vedo tante cose....vedo capacità di aggregazione stimolata da mezzi multimediali e viceversa....vedo ambiente accogliente che porta a partorire idee spettacolari che coinvolgono tutti....integrazione allo stato puro!!
Voi immaginate una scuola italiana??
Vedete una cosa del genere realizzata in Italia?
Le nostre scuole sono anche lontanamente simili a questa?
E' l'ambiente "eccellente" che crea "eccellenze"! La Gelmini si è amminkiata con la valorizzazione delle "eccellenze".....così si creano le "eccellenze".....anzi le "supereccellenze"! Gli studenti si devono sentire valorizzati, devono sentire il mondo adulto impegnato al massimo nei loro confronti, nella loro formazione. I ragazzi hanno bisogno di sentirsi importanti, di sentire che l'investimento nei loro confronti sia altissimo e primario....solo in un clima del genere ci può essere una crescita generale della classe dirigente futura!!
Facciamo un giro nelle nostre scuole...vediamo cosa viene offerto ai ragazzi e ai docenti che vi insegnano!! Non decolleremo mai.....in questo modo sicuramente no!!
I ragazzi devono sentirsi addosso la possibilità di un successo futuro grazie ai propri sforzi e al proprio valore....non per puro miracolo!!
Ad esempio, una ragazza con tribolazioni di studio....come fa a diventare ministro dell'istruzione?! Penso che in Italia ce ne siano ragazze con menti veramente eccelse...superfine....!!! Allora....in questo caso abbiamo valorizzato l'ECCELLENZA tanto acclamata??

DanieleMB

giovedì 2 aprile 2009

Baricco s'incazza.....!!! E Maria Stella??

Beh...beh.....beh.....
....finalmente qualcuno le ha suonate di santa ragione!!! Ma chi ascolterà mai tale musica???
Volevo riportare qualche estratto della "Invettiva" di Baricco, ma è stato difficile! Ne ho seleziona solo alcune parti relativamente alla scuola e ai finanziamenti pubblici orientati da tutt'altra parte....!!!

Quindi metto il link del sito di La Repubblica, il resto lo andate a leggere li:
http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/spettacoli_e_cultura/spettacolo-baricco/spettacolo-baricco/spettacolo-baricco.html

Ora diamo parola al mister di cui sopra, personaggio che mai prima d'oggi aveva catturato la mia attenzione.....stronzo io a non averlo mai seguito prima!!! Buona lettura:

<< Sotto la lente della crisi economica, piccole crepe diventano enormi, nella ceramica di tante vite individuali, ma anche nel muro di pietra del nostro convivere civile. Una che si sta spalancando, non sanguinosa ma solenne, è quella che riguarda le sovvenzioni pubbliche alla cultura. Il fiume di denaro che si riversa in teatri, musei, festival, rassegne, convegni, fondazioni e associazioni. Dato che il fiume si sta estinguendo, ci si interroga. Si protesta. Si dibatte. Un commissariamento qui, un'indagine per malversazione là, si collezionano sintomi di un'agonia che potrebbe anche essere lunghissima, ma che questa volta non lo sarà. Sotto la lente della crisi economica, prenderà tutto fuoco, molto più velocemente di quanto si creda.

In situazioni come queste, nei film americani puoi solo fare due cose: o scappi o pensi molto velocemente. Scappare è inelegante. Ecco il momento di pensare molto velocemente. Lo devono fare tutti quelli cui sta a cuore la tensione culturale del nostro Paese, e tutti quelli che quella situazione la conoscono da vicino, per averci lavorato, a qualsiasi livello. Io rispondo alla descrizione, quindi eccomi qui. In realtà mi ci vorrebbe un libro per dire tutto ciò che penso dell'intreccio fra denaro pubblico e cultura, ma pensare velocemente vuol dire anche pensare l'essenziale, ed è ciò che cercherò di fare qui.

Se cerco di capire cosa, tempo fa, ci abbia portato a usare il denaro pubblico per sostenere la vita culturale di un Paese, mi vengono in mente due buone ragioni. Prima: allargare il privilegio della crescita culturale, rendendo accessibili i luoghi e i riti della cultura alla maggior parte della comunità. Seconda: difendere dall'inerzia del mercato alcuni gesti, o repertori, che probabilmente non avrebbero avuto la forza di sopravvivere alla logica del profitto, e che tuttavia ci sembravano irrinunciabili per tramandare un certo grado di civiltà.

A queste due ragioni ne aggiungerei una terza, più generale, più sofisticata, ma altrettanto importante: la necessità che hanno le democrazie di motivare i cittadini ad assumersi la responsabilità della democrazia: il bisogno di avere cittadini informati, minimamente colti, dotati di principi morali saldi, e di riferimenti culturali forti. Nel difendere la statura culturale del cittadino, le democrazie salvano se stesse, come già sapevano i greci del quinto secolo, e come hanno perfettamente capito le giovani e fragili democrazie europee all'indomani della stagione dei totalitarismi e delle guerre mondiali.

Adesso la domanda dovrebbe essere: questi tre obbiettivi, valgono ancora? Abbiamo voglia di chiederci, con tutta l'onestà possibile, se sono ancora obbiettivi attuali? Io ne ho voglia. E darei questa risposta: probabilmente sono ancora giusti, legittimi, ma andrebbero ricollocati nel paesaggio che ci circonda. Vanno aggiornati alla luce di ciò che è successo da quando li abbiamo concepiti. Provo a spiegare.

Prendiamo il primo obbiettivo: estendere il privilegio della cultura, rendere accessibili i luoghi dell'intelligenza e del sapere. Ora, ecco una cosa che è successa negli ultimi quindici anni nell'ambito dei consumi culturali: una reale esplosione dei confini, un'estensione dei privilegi, e un generale incremento dell'accessibilità. L'espressione che meglio ha registrato questa rivoluzione è americana: the age of mass intelligence, l'epoca dell'intelligenza di massa.

Oggi non avrebbe più senso pensare alla cultura come al privilegio circoscritto di un'élite abbiente: è diventata un campo aperto in cui fanno massicce scorribande fasce sociali che da sempre erano state tenute fuori dalla porta. Quel che è importante è capire perché questo è successo. Grazie al paziente lavoro dei soldi pubblici? No, o almeno molto di rado, e sempre a traino di altre cose già successe. La cassaforte dei privilegi culturali è stata scassinata da una serie di cause incrociate: Internet, globalizzazione, nuove tecnologie, maggior ricchezza collettiva, aumento del tempo libero, aggressività delle imprese private in cerca di un'espansione dei mercati. Tutte cose accadute nel campo aperto del mercato, senza alcuna protezione specifica di carattere pubblico.


Se andiamo a vedere i settori in cui lo spalancamento è stato più clamoroso, vengono in mente i libri, la musica leggera, la produzione audiovisiva: sono ambiti in cui il denaro pubblico è quasi assente. Al contrario, dove l'intervento pubblico è massiccio, l'esplosione appare molto più contratta, lenta, se non assente: pensate all'opera lirica, alla musica classica, al teatro: se non sono stagnanti, poco ci manca. Non è il caso di fare deduzioni troppo meccaniche, ma l'indizio è chiaro: se si tratta di eliminare barriere e smantellare privilegi, nel 2009, è meglio lasciar fare al mercato e non disturbare. Questo non significa dimenticare che la battaglia contro il privilegio culturale è ancora lontana dall'essere vinta: sappiamo bene che esistono ancora grandi caselle del Paese in cui il consumo culturale è al lumicino. Ma i confini si sono spostati. Chi oggi non accede alla vita culturale abita spazi bianchi della società che sono raggiungibili attraverso due soli canali: scuola e televisione. Quando si parla di fondi pubblici per la cultura, non si parla di scuola e di televisione. Sono soldi che spendiamo altrove. Apparentemente dove non servono più. Se una lotta contro l'emarginazione culturale è sacrosanta, noi la stiamo combattendo su un campo in cui la battaglia è già finita.

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(in questa parte si occupa di spese pubbliche enormi per regie teatrali costosissime ma oramai superate, pur di mantenere settori d'élite..)
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Terzo obbiettivo: nella crescita culturale dei cittadini le democrazie fondano la loro stabilità. Giusto. Ma ho un esempietto che può far riflettere, fatalmente riservato agli elettori di centrosinistra. Berlusconi. Circola la convinzione che quell'uomo, con tre televisioni, più altre tre a traino o episodicamente controllate, abbia dissestato la caratura morale e la statura culturale di questo Paese dalle fondamenta: col risultato di generare, quasi come un effetto meccanico, una certa inadeguatezza collettiva alle regole impegnative della democrazia. Nel modo più chiaro e sintetico ho visto enunciata questa idea da Nanni Moretti, nel suo lavoro e nelle sue parole. Non è una posizione che mi convince (a me Berlusconi sembra più una conseguenza che una causa) ma so che è largamente condivisa, e quindi la possiamo prendere per buona. E chiederci: come mai la grandiosa diga culturale che avevamo immaginato di issare con i soldi dei contribuenti (cioè i nostri) ha ceduto per così poco?


Bastava mettere su tre canali televisivi per aggirare la grandiosa cerchia di mura a cui avevamo lavorato? Evidentemente sì. E i torrioni che abbiamo difeso, i concerti di lieder, le raffinate messe in scena di Cechov, la Figlia del reggimento, le mostre sull'arte toscana del quattrocento, i musei di arte contemporanea, le fiere del libro? Dov'erano, quando servivano? Possibile che non abbiano visto passare il Grande Fratello? Sì, possibile. E allora siamo costretti a dedurre che la battaglia era giusta, ma la linea di difesa sbagliata. O friabile. O marcia. O corrotta. Ma più probabilmente: l'avevamo solo alzata nel luogo sbagliato.


Riassunto. L'idea di avvitare viti nel legno per rendere il tavolo più robusto è buona: ma il fatto è che avvitiamo a martellate, o con forbicine da unghie. Avvitiamo col pelapatate. Fra un po' avviteremo con le dita, quando finiranno i soldi.

Cosa fare, allora? Tenere saldi gli obbiettivi e cambiare strategia, è ovvio. A me sembrerebbe logico, ad esempio, fare due, semplici mosse, che qui sintetizzo, per l'ulcera di tanti.

1. Spostate quei soldi, per favore, nella scuola e nella televisione. Il Paese reale è lì, ed è lì la battaglia che dovremmo combattere con quei soldi. Perché mai lasciamo scappare mandrie intere dal recinto, senza battere ciglio, per poi dannarci a inseguire i fuggitivi, uno ad uno, tempo dopo, a colpi di teatri, musei, festival, fiere e eventi, dissanguandoci in un lavoro assurdo? Che senso ha salvare l'Opera e produrre studenti che ne sanno più di chimica che di Verdi? Cosa vuol dire pagare stagioni di concerti per un Paese in cui non si studia la storia della musica neanche quando si studia il romanticismo? Perché fare tanto i fighetti programmando teatro sublime, quando in televisione già trasmettere Benigni pare un atto di eroismo? Con che faccia sovvenzionare festival di storia, medicina, filosofia, etnomusicologia, quando il sapere, in televisione - dove sarebbe per tutti - esisterà solo fino a quando gli Angela faranno figli? Chiudete i Teatri Stabili e aprite un teatro in ogni scuola. Azzerate i convegni e pensate a costruire una nuova generazione di insegnanti preparati e ben pagati. Liberatevi delle Fondazioni e delle Case che promuovono la lettura, e mettete una trasmissione decente sui libri in prima serata. Abbandonate i cartelloni di musica da camera e con i soldi risparmiati permettiamoci una sera alla settimana di tivù che se ne frega dell'Auditel.

Lo dico in un altro modo: smettetela di pensare che sia un obbiettivo del denaro pubblico produrre un'offerta di spettacoli, eventi, festival: non lo è più. Il mercato sarebbe oggi abbastanza maturo e dinamico da fare tranquillamente da solo. Quei soldi servono a una cosa fondamentale, una cosa che il mercato non sa e non vuole fare: formare un pubblico consapevole, colto, moderno. E farlo là dove il pubblico è ancora tutto, senza discriminazioni di ceto e di biografia personale: a scuola, innanzitutto, e poi davanti alla televisione. La funzione pubblica deve tornare alla sua vocazione originaria: alfabetizzare. C'è da realizzare una seconda alfabetizzazione del paese, che metta in grado tutti di leggere e scrivere il moderno. Solo questo può generare uguaglianza e trasmettere valori morali e intellettuali. Tutto il resto, è un falso scopo.

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(etc etc)
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Alessandro Baricco (24 febbraio 2009) >>

Vi consiglio di leggerlo per intero sul sito di La Repubblica.it
DanieleMB

sabato 29 novembre 2008

Disorientante Berlusca....!!!

Berlusconi è incredibile...nella mia vita nessuno riesce a disorientarmi!!! O meglio...precisiamo!! Ci sono riuscite solo le donne, ma sappiamo benissimo che noi masculi al cospetto delle fimmine ci rincretiniamo e non siamo + capaci di intendere e di volere!
Ma che anche il Berlusca riesca a disorientarmi....questo NO...questo non posso accettarlo!!
Colui che dà il via ai tagli sulla scuola, fonte di sperperi inutili a suo dire, dà il benestare alla festa del 4 novembre con tanto di parata militare e concerto di Bocelli...tanti soldi buttati al vento da quello sclerotico di La Russa e tutti li ad applaudire come ebeti!!
Si taglia sulla ricerca....ma ci si aumenta lo stipendio in parlamento di circa 1300 euro a parlamentare, aumento pari allo stipendio di un operaio inclusi gli straordinari....nessun telegiornale ne ha parlato!!!!
Si taglia sui maestri, ma lui dà il via alla rivoluzione della "Social Card"....io la chiamerei socilcazzata....uno sgravo fiscale dai 200 ai 1000 euro!!! Beh...in effetti queste cifre ingenti sono fondamentali per il rilancio economico del paese! Noi sappiamo come andranno a finire questi bonus...chi li stabilisce?? Chi esaminerà le 8.000.000 di famiglie di cui parlano? Ma quanto fa 8.000.000 per la media di 600 euro a famiglia? Ma siamo sicuri che era meglio regalarli e non usarli in modo tale da farne risparmiare molti di + agli italiani con investimenti in servizi....oppure ad utilizzarli per evitare di fare tagli indiscriminati??? Però gli italiani sono così...come il cane bastonato che poi riscodinzola al padrone per un pezzetto di pane...e lui, IL PADRONE, gioca e punta proprio su questo!
Si taglia sulla scuola (STATALE) andando a colpire 200.000 lavoratori ma si coprono i 2.000.000 di euro di debiti GIORNALIERI che fa l'Alitalia (PRIVATA)....che interessa 6000 lavoratori (CHE LAVOREREBBERO COMUNQUE CON ALTRE COMPAGNIE AEREE RIMPIAZZANTI IL VUOTO EVENTUALE DELL'ALITALIA)!!
Ma cosa ci sta dietro?? Non è che lui tende a privilegiare il privato? Con questa manovra "Alitalia", ha per caso favorito imprenditori amici in modo tale da averne un tornaconto personale? Con questa manovra "scuola", ha per caso intenzione di avviare un processo di privatizzazione tale da averne un tornaconto personale??
Impossibile...da un capo del governo così integerrimo non potrei mai aspettarmelo!

Daniele MB

P.S. A proposito di un Berlusconi disorientante e a rinforzo della mia sensazione, se ne esce fuori Travaglio...menomale che c'è lui!!